Visualizzazione post con etichetta Giardino giapponese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giardino giapponese. Mostra tutti i post

domenica 23 marzo 2008

Ninfea


La ninfea appartiene alla famiglia delle Ninfeacee ed è una pianta acquatica , perenne. Presenta un fogliame galleggiante molto ornamentale e fiori che sbocciano in continuazione durante il periodo estivo. Le piante si coltivano all'aperto e presentano un grosso rizoma con radici che lo fissano al fondo di vasche o stagni con acqua pulita, per far penetrare la luce ed il calore. Le specie tropicali richiedono una temperatura dell'acqua di 15-20°C.
Le ninfee si riproducono da seme, interrando in piccoli contenitori con terriccio universale , o dai rizomi che si formano ogni due-tre anni vicino alla pianta madre. Bisogna fare attenzione alle piantine nuove che temono molto la luce del sole.

mercoledì 18 aprile 2007

Bambù


I bambù appartengono alla famiglia delle Graminacee. Il bambù è , dal punto di vista botanico, un'erba che può essere gigante, come nella specie indiana Dendrocalamus brandisii, le cui canne superano i 40 mt. d'altezza, o di modeste dimensioni come nella specie nativa del Giappone Pleioblastus pygmaeus che difficilmente supera i 15/20 cm.

I bambù vegetano in luoghi estremamente diversificati e con caratteristiche climatiche a volte contrapposte: dalle calde e umide foreste tropicali asiatiche, sudamericane e africane, ai territori a clima temperato di Cina e Giappone, al freddo della catena montuosa dell' Himalaya. I bambù resistenti al gelo di origine cinese e giapponese, oltre che come esemplari isolati, si prestano alla costituzione di siepi sempreverdi, di frangivento e di boschetti molto decorativi. I bambù nani sono adatti a consolidare le scarpate e ad ornare i giardini rocciosi. Tutti sono impareggiabili ai margini degli stagni e dei laghetti da giardino. I bambù da giardino sono completamente resistenti al freddo e sempreverdi. Si adattano a qualunque terreno, meglio se fertile ed umido (ma non paludoso), al sole od in ombra parziale. Conviene lasciare le foglie che cadono durante il rinnovo vegetativo primaverile ai piedi delle piante: costituiranno una perfetta pacciamatura che fornirà ai bambù un ottimo fertilizzante naturale a lenta cessione e una protezione del rizoma dal caldo e siccità estive e dal freddo invernale.

sabato 14 aprile 2007

Bonsai in pillole


1. Iniziare con un bonsai non molto importante (economicamente) per non soffrire eccessivamente se la pianta dovesse soccombere.

2. Scegliendo dal vivaio una pianta da lavorare prediligete una ramificazione naturale e radici sviluppate correttamente attorno al tronco senza accavallamenti. Preferite piante con ramificazione bassa ed un buon movimento del tronco.

3. Rinvasare ogni 2-3 anni o in base alle esigenze del bonsai. Quando le radici riempiranno il vaso di residenza sarà il momento giusto per effettuare questa operazione; troppi rinvasi indeboliranno la pianta mentre pochi rinvasi non forniranno gli elementi necessari per una crescita corretta.

4. Per effettuare l'operazione di rinvaso prediligete generalmente l'inizio della primavera (momento in cui le gemme cominciano a gonfiare).

5. Successivamente al rinvaso converrà posizionare la pianta in un luogo non soleggiato per 15/20 giorni.

6. Se il pre-bonsai ha bisogno di crescere un po' trasferitelo in un vaso un po' più grande del necessario in modo che possa svilupparsi in maggiore libertà; possibilmente basso e largo.

7. Prima di concimare con fertilizzante liquido inumidite lo strato di terra superficiale per non ustionare le radici. Se usate invece fertilizzanti fogliari preferite la sera dopo il tramonto, in modo che la pianta abbia tutto il tempo per assimilarlo (durante la notte) senza che evapori per il caldo del giorno.

8. In generale annaffiate quando il terriccio di superficie si è asciugato. Non esiste uno scadenzario per annaffiare quindi si dovrà utilizzare vista e tatto per verificare l’umidità del terreno. Se le piante sono posizionate in un luogo soleggiato può capitare che il terreno faccia una sottile crosta che impedisce all’acqua di penetrare, in tal caso con un bastoncino rompete la “crosta”. Se è possibile annaffiare la mattina presto poiché durante la notte l’umidità dell’aria è sufficiente ed una ec

9. Se non annaffiate a pioggia nebulizzate regolarmente la pianta per eliminare dalle foglie la polvere e contemporaneamente fornire un giusto tasso d'umidità.

10. Collocare il bonsai in un luogo luminoso e arieggiato; attenzione a rispettare le esigenze dell’essenza, ad es. ginepro in pieno sole, acero in penombra ecc.

11. Durante la stagione invernale si potrà proteggere l'apparato radicale avvolgendo uno straccio o della rafia al vaso per scongiurare eventuali gelate. Al nord è consigliabile riparare l’intero vaso in un altro vaso capace di contenerlo e coprire il terreno con tessuto non tessuto (lo trovate nei garden) o con qualsiasi materiale atermico, ad es. foglie secche di faggio.

12. Evitare di fertilizzare durante i mesi più caldi (luglio e agosto) e durante i mesi più freddi (dicembre e gennaio).


Bonsai


Il termine "bonsai" è giapponese ed è costituito da due ideogrammi:
il primo significa vassoio o contenitore (bon), mentre il secondo (sai) significa educare e, in senso lato, il coltivare.
Questi alberi in vaso possono essere paragonati a normali piante che sono state "semplicemente" coltivate in maniera migliore ovvero con cure ed attenzioni che generalmente altre piante non necessitano, quali ad esempio:
la potatura delle radici fittonanti (quelle che penetrano in profondità nel terreno), il rinvaso periodico e le continue potature dei rami che rendono la pianta nel suo complesso più forte ed adatta a sopravvivere in spazi ristretti.
I bonsai, sia come senso estetico naturale sia come la filosofia orientale suggerisce, devono seguire degli stili ben precisi accomunati dalla conicità del tronco, dalla dimensione ridotta delle foglie e soprattutto dalla naturalezza della pianta stessa, che nel sui insieme (vaso compreso) ha lo scopo di riprodurre la natura in piccole dimensioni.
È sbagliato pensare che i bonsai soffrano nei vasi:
è solo un'impressione che si ha, a causa delle forme spesso contorte o delle parti di legno secco create appositamente per dare un effetto di vetustà alla pianta.
Si parla di arte bonsai, in quanto fare bonsai è un'arte che comporta svariate conoscenze, sia nel campo generale della botanica, che in quello più particolare delle tecniche bonsaistiche.
Tutte queste conoscenze vengono applicate per coltivare una pianta che rispetti determinati canoni estetici.
Un altro aspetto interessante è che si tratta di un'opera d'arte mai finita: la pianta continua a crescere e modificarsi, bisogna quindi accudirla sempre.
Il bonsai come si conosce oggi, è sostanzialmente quello giapponese, tuttavia l'origine dei bonsai è da situarsi in Cina: furono dei transfughi cinesi, approdati sulle coste giapponesi, a portare nel paese del Sol Levante i primi bonsai.
I giapponesi appresero questa tecnica e ne fecero un'arte, applicando alle piante coltivate i canoni della propria estetica influenzata dallo Zen.
È importante che un bonsai evochi in chi lo guarda una sensazione di forza, maturità e soprattutto di profonda pace e serenità.
(da wikipedia.org)

martedì 10 aprile 2007

Camelia


La camelia è un arbusto sempreverde, coltivabile in terra o in vaso. Ha fusto durissimo e compatto, le foglie sono graziose e lucenti, i fiori, a forma di coppa o ciotola, possono essere semplici, con cinque petali, semidoppi o doppi, in tutte le sfumature che vanno dal bianco al rosa al rosso, con diametro che può raggiungere anche i 20 cm nella C. reticulata dai fiori semidoppi.
La messa a dimora deve avvenire in posizioni riparate dal gelo e dai venti gelidi, meglio ancora se si tratta di un punto leggermente ombreggiato. La posizione ideale per qualsiasi tipo di camelia, è l'essere riparata dal nord. Attenzione, però, anche al pieno sole: le foglie potrebbero ammalarsi, macchiandosi di giallo-bruno. In questo caso l'intera pianta sarebbe da eliminare.La Camelia cresce bene nei climi temperati, anche nelle vicinanze dei grandi laghi alpini, poiché il clima è mite anche in inverno.
La piantagione si effettua in settembre-ottobre o in marzo-aprile.Il terreno, che non deve essere calcareo, va arricchito con foglie decomposte e torba. Se è calcareo, bisogna somministrare periodicamente chelati di ferro per non far orlare le foglie di giallo (clorosi), e far perdere vigore alla pianta. Pacciamare con torba umida e in primavera con terra d'erica, così da mantenere le radici fresche, con molto humus.
La pianta va annaffiata con giudizio: ripetutamente e abbondantemente solo nei mesi di gran caldo, riducendo gradatamente. In caso contrario, le foglie ingiallirebbero e inizierebbero a cadere.I fiori appassiti vanno eliminati per evitare che si formino i frutti, cosa che, nel corso degli anni, toglierebbe vigore alle piante.Gli arbusti di camelia si prestano ad assumere le forme più diverse, dall'albero alla spalliera. La potatura annuale non è necessaria,. Si pota solo per dare una forma alla pianta, per il resto basta che in primavera, all'inizio della vegetazione, siano accorciati i rami disordinati, quelli vecchi che potrebbero farla deperire.

Azalea


Le azalee sono piante da esterno che nelle zone fresche del nostro paese amano il pieno sole, mentre prediligono la mezz'ombra dove fa più caldo; in casa desiderano godere di buona luminosità e una temperatura attorno ai 16°.Per mantenere in buona salute le azalee occorre ricordare che le frequenti annaffiature (anche mattino e sera) vanno effettuate con acqua piovana o demineralizzata.Il terriccio deve essere acido, composto da terra d'erica e torba. Conclusa la fioritura si devono limitare le annaffiature e porre le piante al fresco ma non al freddo.A primavera è bene portare i vasi all'aperto e sistemarli a mezz'ombra.Una regolare concimazione mensile, da sospendere solo nel breve periodo di riposo che segue la fioritura, assicurerà ai cespi il giusto nutrimento. Ogni tre mesi si può provvedere anche a un'annaffiatura con solfato di ferro, elemento che rinverdisce le foglie e accentua il colore dei fiori.

lunedì 26 marzo 2007

La tradizione del giardino secco


Il termine "Giardino Zen" viene attribuito quasi esclusivamente al giardino secco, in giapponese Karesansui.

Questo tipo di giardino ha origine all'epoca dell' avvento del buddismo Zen, verso la fine del VI secolo. Lo stile venne poi perfezionato nei templi e nei monasteri Zen, come ausilio per la meditazione, la contemplazione e la preghiera dei monaci.

Questo tipo di giardino rinuncia a tutte le possibilità decorative per favorire l'attività meditativa.Per quanto a prima vista potrebbe non sembrare così, anche in questi giardini la natura è protagonista: vengono utilizzate sabbia e rocce per simboleggiare acqua, montagne e isole estremizzando i concetti minimalisti del buddismo Zen.

Le pietre sono riunite in gruppi e disposte con grande cura. La sabbia deve essere accuratamente rastrellata per produrre disegni geometrici: attorno alle pietre che simboleggiano le isole vengono creati disegni e cerchi concentrici per simulare le onde del mare.Le dimensioni del Giardino Zen sono contenute e preferibilmente vi deve essere un muro di cinta. Vi devono essere punti di osservazione ben studiati, e l' accesso deve avvenire solo per rastrellare la sabbia.

Nella forma più pura di Giardino Zen le piante non vengono utilizzate: l'unico vegetale consentito è il muschio. In alcuni karesansui si utilizzano anche elementi quali ponti, lanterne e sentieri di Tobi (pietre di camminamento).I Giardini Zen sono quindi usati come opere d' arte o rappresentazioni dei principi Zen. Spesso sono affiancati ad un giardino tradizionale ricco di piante macro bonsai e di azalee.Da qualche tempo sono molto di moda i Giardini Zen in miniatura, chiamati Bonseki. Essi sono realizzati su piccoli vassoi dove vengono disposti sabbia e pietre che riproducono le grandi pietre dei Giardini Zen. Il Bonseki dev'essere anch'esso rastrellato con le tecniche del Karesansui.

Simbologia giapponese
















Tante piante e rocce in un giardino giapponese hanno un significato .
Per esempio:
L'acero giapponese rappresenta la impermanenza delle cose, perché in autunno perde le sue foglie.
Le pietre nell'acqua significano gli ostacoli nella vita di una persona.
L'acqua può anche essere presente nel giardino giapponese semplicemente sotto forma di ghiaia, che verrà opportunamente movimentata con dei disegni ondeggianti realizzati con un semplice rastrello.
Un piccolo abete sempreverde rappresenta "l'eternità".

Gli elementi del giardino giapponese


Ci sono 3 elementi basilari indispensabili che sono: acqua, roccia e verde.
L'acqua significa Vita.
L'acqua deve scorrere da est ad ovest, come il sorgere ed il tramontare del sole.
Le rocce formano un punto di pace nel giardino. Forme rotonde portano atmosfera e pace. La posizione è importante, la roccia deve dare l'impressione che sia lì da sempre.
Il giardino deve essere verde tutto l'anno, soltanto nella primavera ci sono alcune fioriture, come l'azalea, il rododendro, la camelia ecc.

giovedì 15 marzo 2007

Feng Shui



Piccole fontanelle e stagni nel giardino portano grandissima fortuna economica se sistemati negli angoli a nord o a sud-est .

Non lasciate che l'ingresso della vostra casa si affacci su una strada dritta. Bloccate l'energia negativa che ne deriva con un gruppo d'alberi, una staccionata di legno, una siepe.

Nel retro della casa dovrebbero esserci alberi e una collinetta. Godrete cosi' della protezione della tartaruga celeste.Sfrutterete cosi' al meglio le grandi energie protettive di elementi forti e solidi dietro casa.
Le piante sono di ottimo auspicio , il legno significa crescita e sviluppo specialmente se posto a est, sud-est e sud. Gli alberi non devono sopraffare pero' la casa ed esser quindi potati regolarmente.

Non posizionate piante appuntite e cespugli spinosi vicino a casa, eliminate l'acqua stagnante , le foglie o le piante secche poiche' sono tutti elementi portatori di energia Yin negativa.